Dopo 28 mesi di chiusura e 9 milioni di euro investiti: indaghi la magistratura!
Dopo 28 mesi di fermo per eseguire i lavori di revisione ventennale, la funicolare di Chiaia, in questi 28 giorni da quando il 31 gennaio scorso ha ripreso le corse, sta suscitando le ire e la giusta rabbia dei 15mila utenti che la utilizzano nei giorni feriali, costretti, così come avveniva prima che iniziassero i lavori, a subire le conseguenze d’improvvisi disservizi, con fermi dovuti a guasti o con la soppressione delle fermate intermedie “. A segnalare le vicende e purtroppo le continue problematiche che stanno caratterizzando il malfunzionamento dell’importante impianto a fune che collega il quartiere Vomero con il quartiere Chiaia, con fermate intermedie a Palazzolo e al Corso Vittorio Emanuele, è Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari, già presidente della Circoscrizione Vomero, fondatore sul social network Facebook del gruppo: “Napoli: gli “orfani” della funicolare di Chiaia”, che conta quasi 1.500 iscritti.
Anche stamattina – denuncia Capodanno -, alle 11:50 per il consueti non meglio specificato “problemi tecnici” le porte delle stazioni dell’importante impianto a fune sono state chiuse, con la riprese delle corse solo dopo un’ora, alle 12:50, tra le proteste e la rabbia di tanti viaggiatori che, per un periodo di notevole affluenza, sono stati improvvisamente privati d’un fondamentale impianto di trasporto pubblico.
Fermi improvvisi – sottolinea Capodanno – che si erano già verificati il 22 e il 13 febbraio scorso quando addirittura i passeggeri furono costretti a utilizzare le scale poste sui lati della galleria per raggiungere la stazione più vicina dopo che i treni si erano bloccati da un guasto improvviso.
Si tratta – sottolinea Capodanno – di una situazione inaccettabile – che desta non poche preoccupazioni oltre a causare la giusta protesta degli utenti con conseguenti danni anche alle attività commerciali. Una vicenda sulla quale sollecitiamo ancora una volta l’intervento della magistratura sia inquirente che contabile, visto che i lavori di revisione ventennale hanno comportato un investimento di danaro pubblico di ben 9 milioni di euro, con risultati che, al momento, appaiono del tutto deludenti.
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