“Il gladiatore” (2000) di Ridley Scott: ancora un grande classico del cinema dopo oltre vent’anni

RECENSIONE — A distanza di ventiquattro anni “Il gladiatore” (Gladiator) di Ridley Scott è a tutti gli effetti un grandissimo classico della storia del cinema. Questo spiega la trepidante attesa e la corsa al cinema di un vastissimo pubblico per l’uscita nelle sale del secondo capitolo. Scott, celebre soprattutto per le sceneggiature di fantascienza, nel 2000 diede tutto se stesso per la realizzazione di questo colossal che portava sul grande schermo una trama ispirata al romanzo “Those about to die” di Daniel Mannix del 1958.

La storia inizia il suo racconto nella Germania del 180 d.C. e narra la vicenda del generale Massimo Decimo Meridio, guida dell’esercito romano, che prima guadagna la stima dell’anziano imperatore Marco Aurelio e poi si ritrova a combattere da gladiatore nelle arene e dei dissidi con il nuovo imperatore Commodo. La narrazione è impregnata di temi quali la giustizia, la morte, la sete di potere, la grande Storia con la maiuscola, l’amore, la famiglia, il desiderio di riscatto, la lotta contro la corruzione. “Il gladiatore” propone un eroe dal sapore della grande tradizione, contraddistinto dal coraggio, la fierezza, la forza, l’orgoglio e un profondo valore della lealtà.

La nota dolente del film risiede probabilmente proprio nella mancata verosimiglianza storica dei fatti mostrati. In principio Scott desiderava che la pellicola fosse il più accurata possibile sotto questo profilo. Ricorse pertanto alla consulenza di diversi storici moderni. Ciononostante alla fine optò per l’inserimento di diverse deviazioni dai fatti storici per incrementare l’interesse della trama. Scott addirittura asserì che alcuni fatti storici potessero risultare “eccessivamente incredibili” per essere inseriti nella sceneggiatura.

Al che almeno un consulente storico rassegnò le dimissioni. Un suo collega chiese di non essere menzionato nei titoli di coda. Non pensavano, infatti, che l’accuratezza storica avrebbe reso il film meno accattivante, sostenendo ci sia un limite che nemmeno alla licenza poetica dovrebbe esser permesso di oltrepassare quando si discute di fatti storici, per non operare falsa divulgazione e per rispetto del passato.

Sotto gli altri aspetti tecnici, “Il gladiatore” (2000) resta ancora oggi indiscutibilmente un capolavoro per gli amanti del genere. Il cast annovera nomi di magistrale talento: da Russell Crowe nei panni di Massimo a Joaquin Phoenix nel ruolo di Commodo. Non da meno Connie Nielsen e Richard Harris. La regia delle inquadrature, il montaggio delle sequenze e l’estetica della fotografia sono ineccepibili. Gli effetti speciali almeno per adesso sono “invecchiati bene”. L’evocativa colonna sonora di Hans Zimmer e Lisa Gerrard è nel presente tra le più celebri e d’impatto nella storia del cinema. Ancora oggi bastano poche note ascoltate a occhi chiusi per ritrovarci nell’arena tra i gladiatori.

Di Valentina Mazzella 

 

 


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