DONNA TENTA DI INTRODURRE DROGA NEL CARCERE DI POGGIOREALE. ARRESTATA DALLA POLIZIA PENITENZIARIA
È continua l’azione di contrasto di droga in carcere che vede costantemente impegnato il personale di polizia penitenziaria. L’ultimo episodio venerdì nel carcere di Poggioreale quando il personale di Polizia Penitenziaria in forza al reparto colloqui con l’ausilio delle unità cinofile ha individuato e fermato una donna che si accingeva ad effettuare un colloquio con un proprio familiare. A dare la notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, per voce del vicesegretario regionale della Campania Marianna Argenio. “A seguito dei controlli e’ stato scoperto che la donna stava tentando di introdurre all’interno un ingente quantitativo di droga. La donna è stata arrestata e condotta in carcere”,prosegue. “Ancora una volta, dunque, il personale di polizia penitenziaria in servizio presso il carcere di Poggioreale ha consentito di interrompere il traffico illecito di droga nonostante il grave sovraffollamento, ricordiamo che il carcere napoletano ospita in media 2000 detenuti e la nota carenza di organico. E, nonostante tutto, il rinvenimento di droga e telefoni cellulari da parte della Polizia Penitenziaria è costante”. Il Sappe esprime “il proprio compiacimento agli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria, che ogni giorno svolgono con professionalità i propri compiti, basti pensare che quotidianamente presso la Casa Circondariale di Napoli Poggioreale vengono svolti circa 350 colloqui in presenza e 100 videochiamate in un settore, quello dei colloqui, dove lavorano circa 20 poliziotti in meno rispetto all’organico previsto”, conclude Argenio.
Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, rileva che nelle carceri italiane “più del 30% circa dei detenuti è tossicodipendente ed anche più del 20% degli stranieri ha problemi di droga” e che ”nonostante l’Italia sia un Paese il cui ordinamento è caratterizzato da una legislazione all’avanguardia per quanto riguarda la possibilità che i tossicodipendenti possano scontare la pena all’esterno, i drogati detenuti in carcere sono tantissimi’‘.
”Ogni giorno, la Polizia Penitenziaria porta avanti una battaglia silenziosa per evitare che dentro le carceri italiane si diffonda uno spaccio sempre più capillare e drammatico, stante anche l’alto numero di tossicodipendenti tra i detenuti. L’hashish, la cocaina, l’eroina, la marijuana e il subutex – una droga sintetica che viene utilizzata anche presso il SERT per chi è in trattamento – sono quelle che più diffuse e sequestrate dai Baschi Azzurri. Ovvio che l’azione di contrasto, diffusione e consumo di droga in carcere vede l’impegno prezioso della Polizia penitenziaria, che per questo si avvale anche delle proprie Unità Cinofile. Questo fa comprendere come l’attività di intelligence e di controllo del carcere da parte della Polizia Penitenziaria diviene fondamentale. Noi – conclude il leader del SAPPE – riteniamo sia preferibile che i detenuti tossicodipendenti, spesso condannati per spaccio di lieve entità, scontino la pena fuori dal carcere, nelle comunità di recupero, per attuare ogni sforzo concreto necessario ad aiutarli ad uscire definitivamente dal tragico tunnel della droga e, quindi, a non tornare a delinquere. Spesso, i detenuti tossicodipendenti sono persone che commetto reati in relazione allo stato di malattia e quindi hanno bisogno di cure piuttosto che di reclusione”.
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