FELICISSIMA JURNATA
uno spettacolo di PUTÉCA CELIDÒNIA
27 – 30 marzo 2025
Teatro Nuovo
Via Montecalvario, 16 – NAPOLI
Vincitore del premio Giuria Popolare – Dante Cappelletti 2021; Finalista di Forever Young – La Corte Ospitale 2022; Premi Ubu 2023: nomination come miglior attrice e miglior scenografia
Drammaturgia e regiaEmanuele D’Errico
con Antonella Morea e Dario Rea
e con le voci delle donne e degli uomini del Rione Sanità
musiche originali Tommy Grieco
suono Hubert Westkemper
scene Rosita Vallefuoco
costumi Rosario Martone
luci Desideria AngeloniDal 27 al 30 marzo al Teatro Nuovo di Napoli arriva Felicissima jurnata, ultima creazione della compagnia napoletana Putéca Celidònia, vincitrice del Premio Hystrio-Iceberg 2024. Lo spettacolo interpretato da Antonella Morea e Dario Rea ha ricevuto numerosi riconoscimenti: Premio Giuria Popolare – Dante Cappelletti 2021, Finalista di Forever Young – La Corte Ospitale 2022 e due nomination ai Premi Ubu 2023 per la Miglior attrice e la Miglior scenografia.
Felicissima jurnata cerca di cogliere l’essenza o, forse, l’assenza di vita reale che unisce sul filo della solitudine il basso napoletano e i protagonisti di Giorni Felici di Samuel Beckett.
Un lavoro, scritto e diretto da Emanuele D’Errico, che nasce da un’esperienza ben precisa, vissuta attivamente da Putéca Celidònia nel Rione Sanità di Napoli, dove il collettivo cura diversi progetti teatrali. Dopo aver preso confidenza con il quartiere ed essere entrati all’interno di alcuni ‘bassi’ – la tipica abitazione al piano terra con ingresso su strada – il collettivo ha iniziato a intervistare le donne e gli uomini che abitano nel quartiere.
Delle loro storie si compone Felicissima jurnata, che pone l’accento sulla paralisi emotiva e fisica che queste persone si impongono per mancanza di mezzi. Molti di loro non sono mai usciti dalla loro città – nel migliore dei casi – e nel peggiore non sono mai usciti dal proprio quartiere e chissà da quanto tempo dalla propria casa. Non è prigionia questa? È una prigionia consapevole o inconsapevole?
Il testo è venuto da sé: lo hanno scritto le storie di Assunta, Pasqualotto, Angela e di tutti gli altri abitanti del Rione Sanità. Felicissima jurnata è anche la storia di una donna di centonove anni che ancora si trucca, che mette lo smalto e ‘sente’ la gente intorno che suona e che canta.
Spiega Putéca Celidònia «Nel 2018 abbiamo iniziato a portare il teatroin mezzo ai vicoli bui e abbandonatidel Rione Sanità, e dopo aver presoconfidenza con il quartiere, abbiamo avuto la possibilità di entrare in alcuni dei tipici bassi,trovando al loro interno una situazione surreale. Così abbiamo deciso di iniziare questo viaggio, portando con noi una macchina dapresa e le domande che il testo di“Giorni Felici” ci aveva mosso. Siamoentrati in queste case, ci siamoimmersi nelle storie e nei mondidelle persone che le abitano, lasciandoci sorprendere dai loro racconti, così pregni da poterciscrivere romanzi per ognuno di loro.E tra un’intervista e l’altra abbiamo domandato loro chi fosse Beckett, ma nessuno lo aveva mai sentito nominare. Eppure ci sembravano cosìvicini, così familiari».
Putéca Celidònia nasce nel settembre 2018 e prende ingestione due beni confiscati alla camorra nel Rione Sanità a Napoli, nel Vicolo della Cultura. Due tipici bassi napoletani che diventano luogo di accoglienza e di restituzione ai cittadini attraverso servizi socio-culturali, tra cui i corsi di teatro, di scenografia e di realizzazione del costume gratuiti. Putéca attraversa tre percorsi di lavoro intrecciati: Territorio, Formazione e Produzione.
Territorio nel Rione Sanità, dove si svolgono le attività e dove nascono i progetti ’A voce d’’o vico (La voce del vicolo), D.A.D. – Dimenticati A Distanza e Segui la voce.
Formazione pone le basi nel Rione Sanità per arrivare poi nell’Istituto penale minorile di Nisida e in numerosi laboratori sul territorio campano dedicati prevalentemente alle minoranze.
Produzione è la sintesi dei primi due percorsi e porta avanti Dall’altraparte|2+2=? e Felicissima jurnata.
Dalle motivazioni del Premio Hystrio
Putéca Celidònia nasce alla Scuola per Attori e Registi del Teatro di Napoli-Teatro Nazionale, diretta da Luca De Filippo. Saremo una compagnia, si dicono. Trovano casa in via Montesilvano 23, rione Sanità, in un basso tolto alla camorra: la polvere, la calce, i detriti, attorno la diffidenza o il silenzio. E nel frattempo il primo spettacolo. Ci lavorano due anni e, nel luglio 2020, al Napoli Teatro Festival, va in scena Dall’altra parte. 2+2=?. Così viene al mondo Putéca Celidònia. E da allora Putéca matura, insiste e realizza i corsi di teatro, scenografia e sartoria alla Sanità, il laboratorio a Portici, l’esperienza pluriennale coi ragazzi del carcere minorile di Nisida; i progetti multidisciplinari (Segui la voce, DaD – Dimenticati a Distanza, Le voci di dentro) e una teatrografia che passa da Shakespeare (Alla festa di Romeo e Giulietta) e arriva a Felicissima Jurnata, che sembra Giorni felici alla napoletana e invece è una parabola sul bisogno che abbiamo di continuare a illuderci, cantare e sperare. E dunque: per aver messo radici in una parte di Napoli in cui quasi nessuno poggerebbe mai piede, per essersi presi cura di chi è più piccolo, dimenticato o più fragile, per aver trasformato un balcone in un palco, per averci fatto sentire cosa racconta una voce reclusa e come si entra in un vicolo se veniamo guidati dal sonoro di una bambina, per la qualità dei loro spettacoli e il rigore professionale che li caratterizza, il Premio Hystrio-Iceberg va a Putéca Celidònia.
Dalla rassegna stampa
«[…] Emanuele D’Errico ha composto il monologo, tenendo d’occhio l’idea di fondo del drammaturgo irlandese per elaborare una scrittura autonoma […]. La Winnie dei bassi che spunta dall’alta struttura è Antonella Morea, presenza di grande carattere con prestigiose esperienze nel miglior teatro partenopeo, e qui rimanda bagliori di ironia e malinconia, di tenacia e di profonda sensibilità».
Antonio Audino, Il Sole 24ore
«[…] Felicissima jurnata, riscrittura dei Giorni felici di Beckett in un ‘basso’ napoletano, per la drammaturgia e regia di Emanuele D’Errico, con i bravissimi Antonella Morea e Dario Rea, e le voci delle donne e degli uomini del Rione Sanità. […] questo incastro polifonico è drammaturgicamente denso, riuscito e felice, come felici sembrano i giorni, sempre uguali, che restano a Lina e Lello».
Angela Albanese, Doppiozero
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